Farmacista e pensione: guida per dipendenti, freelance e titolari
In medicina si dice spesso che il tempo cura tutto. In previdenza vale l'opposto: se lo ignori, lavora contro di te. Che tu sia dipendente, gettonista o titolare, c'è una cosa che pochi ti dicono con chiarezza: l'ENPAF è una base obbligatoria, non un traguardo. Di seguito, un'analisi per profilo con dati aggiornati al 2026.
Dipendente: il gap che non ti aspetti
Contribuisci all'INPS e paghi l'ENPAF ridotto (circa 850 €/anno se all'85%), o solo il contributo di solidarietà del 3% (204 €/anno). Il problema non è il doppio versamento, ma l'illusione che produca una doppia tranquillità. La riduzione ENPAF genera un assegno minimo, e il gap tra l'ultimo stipendio e la prima pensione può superare il 30-40%. Un dato che conviene conoscere prima, non dopo.
Freelance (gettonista): una pensione costruita solo da te
In regime forfettario paghi l'ENPAF a quota intera — 5.430 € (nel 2026 - a meno che tu non sia anche dipendente, ne parliamo qui). E cosa ottieni, una volta raggiunta l'età pensionabile?
L’ENPAF usa un sistema a prestazione definita con contributo forfettario. Per gli iscritti dal 2004, il coefficiente è di €223,80 lordi di pensione annua per ogni anno di contribuzione a quota intera e dopo 30 anni di versamenti: 30 anni × €223,80 = €6.714 lordi all’anno, erogati su 13 mensilità = €516 lordi al mese.
Al netto della tassazione in pensione (aliquota media stimata al 30%), restano circa €4.700 netti all’anno = €392 al mese.. Facendo due calcoli, considerando un reddito netto ~€3.589/mese (dal 6° anno), la pensione ENPAF quota intera sarà di €392/mese netti, con un gap di ~€3.200/mese (circa il 90% in meno!). Ignorarlo significa arrivare a 68 anni con una rendita fragile e poca liquidità.
Titolare: il rischio dell'asset unico
Molti titolari versano quota doppia o tripla all'ENPAF e considerano la vendita della farmacia la vera pensione. È una strategia comprensibile, ma esposta: legare il proprio futuro al valore di mercato di un asset regolamentato — con riforme in corso e margini sotto pressione — è un rischio spesso sottovalutato. In questo caso, si parte da un reddito netto che va da €5.000 a 13.000/mese, corrispondente ad una pensione ENPAF (per chi versa quota intera) di €392/mese netti. Il gap è enorme, un intervallo da €4.600 a €12.600+/mese, ben oltre il 90% in meno dell'ultimo reddito. E il valore della farmacia tra vent'anni non è garantito. Diversificare fuori dall'azienda significa proteggere il patrimonio.
Gli strumenti: oltre l'obbligatorio
Per colmare il gap previdenziale ci sono quattro strade principali:
- Fondo pensione complementare - per il dipendente è lo strumento più efficiente: deducibilità fino a 5.300 €/anno dall'IRPEF (aggiornata dal 2026, era 5.164 €), risparmio fiscale immediato fino al 43%, e quasi sempre più conveniente del TFR lasciato in azienda. Per il freelance in forfettario il meccanismo funziona diversamente: non si deduce oggi, ma i contributi non dedotti vanno dichiarati — e la prestazione finale sarà esentasse in uscita. Un vantaggio sostanziale che spesso i consulenti generici non segnalano.
- PAC in ETF (Piano di Accumulo Capitale in Exchange Traded Fund) - un piano d'accumulo su portafoglio globale (azioni e obbligazioni) ha costi medi intorno allo 0,2% annuo, contro il 2-3% delle polizze bancarie tradizionali. Il vantaggio principale è la liquidità totale: il capitale è accessibile in qualsiasi momento, senza vincoli d'età. È la scelta più flessibile per titolari e gettonisti che vogliono crescita del capitale senza immobilizzare risorse.
- Contribuzione volontaria ENPAF (doppia/tripla) - interamente deducibile, anche per i forfettari — un'eccezione rilevante. Il limite è strutturale: in caso di premorienza, il capitale versato resta alla cassa e non è trasferibile agli eredi, a differenza degli ETF o del fondo pensione.
- Immobiliare (seconda casa) - per grandi patrimoni può essere utile per diversificare, ma pesa. IMU, manutenzione e rischio morosità possono ridurre il rendimento netto al 2-3%, con liquidabilità limitata e gestione non passiva. Ha senso solo dopo aver costruito una base finanziaria solida, non come primo strumento.
Quando iniziare?
100 € investiti a 30 anni valgono più di 300 € investiti a 50. L'interesse composto premia la continuità nel tempo, non l'importo del singolo versamento. Chi pianifica oggi non sta solo riducendo il carico fiscale: sta scegliendo con anticipo quanta libertà avrà domani. Finiamo con una domanda: hai pensato alla combinazione più efficiente per il tuo inquadramento?
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Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Luca Petri, consulente finanziario indipendente. Per conoscerlo meglio, ecco il suo sito professionale e il suo profilo Linkedin.