Farmacista dipendente e insegnante: si può fare?

Farmacista dipendente e insegnante: si può fare?

Abbiamo già parlato del doppio lavoro farmacista freelance/insegnante (clicca qua per leggere l'articolo del blog). Ma se invece del freelance sono un dipendente? Ci sono alcune differenze, soprattutto sul piano burocratico, ma la risposta di fondo è la stessa: si può fare.

Dipendente o freelance: non è la stessa cosa

Il farmacista freelance che insegna ha un vantaggio strutturale: la partita IVA gli dà flessibilità. Può scegliere i turni, dire no a una chiamata dell'ultimo momento, costruire un calendario compatibile con scrutini e consigli di classe senza dover render conto a nessun datore di lavoro. Il farmacista dipendente ha un problema diverso: il suo contratto lo vincola a orari e turni decisi da altri. Questo non esclude la coesistenza con l'insegnamento, ma la rende più complicata da gestire giorno per giorno. Sul fronte burocratico, invece, la logica è simile: si comunica al dirigente scolastico — non si chiede il permesso in senso pieno — dichiarando che l'attività è compatibile e che la scuola avrà sempre la priorità. Il dirigente non può rifiutare, se i vincoli normativi sono rispettati, ma deve sapere.

Come si fa a far coesistere tutto, nella pratica

La sovrapposizione più insidiosa non è tanto quella quotidiana, ma quella straordinaria. I turni in farmacia si pianificano, in linea di massima. I consigli di classe convocati in urgenza, gli scrutini aggiunti, le udienze spostate no. Un dipendente che ha già ceduto la propria flessibilità al datore di lavoro si trova in difficoltà ogni volta che la scuola chiama fuori programma. La soluzione che funziona meglio, per chi ci riesce, è concentrare il lavoro in farmacia nel pomeriggio, nei weekend o nei turni festivi... quelli che i colleghi di solito evitano. Sono gli orari meno ambiti, ma sono anche quelli che lasciano libera la mattina per le lezioni e permettono di gestire le urgenze scolastiche senza creare conflitti. Non è una soluzione per tutti, ma è la più solida sul piano pratico. Ferie e permessi restano l'altra leva. Scrutini e consigli di classe hanno date prevedibili: chi li inserisce per tempo nel calendario e li comunica in farmacia con anticipo si guadagna la flessibilità che serve. Chi aspetta l'ultimo momento, invece, si ritrova a fare salti mortali ed è il modo più rapido per deteriorare il rapporto con il titolare.

Il vincolo che in pochi conoscono

C'è una norma che regola tutto questo e che vale la pena citare con precisione, perché pochi la conoscono davvero. Solo chi lavora part-time in farmacia (con un contratto subordinato), e solo se non supera le 20 h settimanali, può aspirare a un contratto scolastico, ma solo fino a un max fino a un massimo di 9 ore settimanali in classe, corrispondenti al 50% del part time scolastico. Specularmente, il contratto in farmacia non può superare le 20 ore settimanali (il 50% del full time). La somma complessiva dei due contratti non può mai superare le 48 ore settimanali, straordinari inclusi. È una doppia proporzionalità: non basta che gli orari non si sovrappongano, bisogna anche che i carichi complessivi rispettino questi tetti.

Chi invece opera solo con partita IVA ha margini più ampi: puó ambire anche ad una cattedra completa di 18h, ma in questo caso -e ogni volta viene superato il limite delle 9h settimanali a scuola- non è sufficiente comunicare al dirigente scolastico la propria situazione lavorativa, ma è necessaria un'autorizzazione formale del dirigente. Il rovescio della medaglia è che in questo caso non esistono riduzioni ENPAF: si paga la quota intera.

Vale la pena?

Dipende da cosa si cerca. Chi vuole una cattedra piena e la massima libertà in farmacia troverà nel freelance la strada più lineare, anche se più costosa sul fronte previdenziale. Chi ha già un contratto dipendente e vuole aggiungere qualche ora di insegnamento senza stravolgere tutto può farlo, ma deve fare i conti con i vincoli orari e accettare che la flessibilità, in questo caso, non è un dato acquisito — va conquistata turno per turno, relazione per relazione. La burocrazia è tanta, in entrambi i mondi. Ma chi ha già imparato a muoversi tra ricette, autorizzazioni e scadenze ENPAF non si spaventa facilmente.

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